Copertina Fondazione e beni ecclesiastici di interesse culturale

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collana "Fuori collana"
pp. 272, Brossura, 978-88-15-38395-2
anno di pubblicazione 2023

ACRI COMMISSIONE PER LE ATTIVITÀ E BENI CULTURALI

Fondazione e beni ecclesiastici di interesse culturale

Sfide, esperienze, strumenti

I beni ecclesiastici rappresentano la componente più significativa del patrimonio culturale italiano. Un capitale immenso, che però deve fare i conti con la sfida della secolarizzazione e con la complessità istituzionale e organizzativa degli enti ecclesiastici. In mancanza di interventi efficaci, i suoi tesori rischiano soluzioni improprie o, peggio ancora, di cadere in rovina. La posta in gioco è altissima: in che modo la società civile, il volontariato e gli enti pubblici possono concorrere a proteggere e valorizzare questo patrimonio? Dopo un primo volume dedicato al quadro normativo sui beni culturali ecclesiastici e alle attività svolte dalle Fondazioni per individuare le situazioni più critiche e stabilire un insieme di buone prassi, questa seconda tappa della ricerca offre un quadro organico utile a meglio individuare i problemi in gioco e le possibili soluzioni, oltre che a riflettere sul ruolo di stimolo e supporto che le Fondazioni, in ragione della propria esperienza e della prossimità con le comunità di riferimento, possono svolgere presso i principali attori istituzionali, in particolare le autorità ecclesiastiche e il sistema pubblico statale, regionale e locale.

Istituita nel 2006, la Commissione Acri per le Attività e i Beni Culturali si occupa di ricerca e organizza incontri, discussioni e forum a supporto delle fondazioni di origine bancaria nel campo dell’arte e nella cultura.

Presentazione, di Valentina Dania e Lorenza Gazzerro
Introduzione, di Marco Cammelli
1. Il progetto e il Rapporto del secondo anno
2. Le analisi
2.1. L’analisi del gruppo giuridico
2.2. Esperienze delle fondazioni
2.3. Suggerimenti degli esperti
3. Indicazioni per le fondazioni
3.1. Al proprio interno
3.2. All’esterno
4. Conclusioni
CAPITOLO PRIMO. RIUSO DEGLI EDIFICI DI CULTO E VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI
1.1. La normativa canonica
1.1.1. Cause e rischi della dismissione di edifici di culto nei documenti della curia romana e della Conferenza episcopale italiana
1.1.2. La riduzione a uso profano di una chiesa: fattispecie e condizioni
1.1.2.1. La perdita della qualifica di edificio “sacro” secondo le previsioni del Codex Iuris Canonici: presupposti e procedure della riduzione a uso profano
1.1.2.2. Le “gravi ragioni” per la riduzione a uso profano alla luce della giurisprudenza del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
1.1.3. La nuova destinazione dell’immobile: un uso profano “non indecoroso”
1.1.3.1. I possibili utilizzi dell’edificio e la nuova collocazione dei relativi beni mobili. Criteri generali ed esempi concreti
1.1.3.2. L’alienazione degli edifici di culto dismessi. Procedura e requisiti nel rispetto del carattere “non indecoroso” del nuovo uso
1.2. La disciplina statuale
1.2.1. Mutamento di destinazione d’uso dei beni culturali di interesse religioso
1.2.1.1. L’assenza nell’ordinamento statale di una disciplina del riuso dei beni culturali di interesse religioso e la disciplina generale sul mutamento di destinazione d’uso dei beni culturali
1.2.1.2. L’applicazione della disciplina statale sul mutamento di destinazione d’uso dei beni culturali ai beni di interesse religioso
1.2.2. L’opponibilità dei vincoli derivanti dal riuso dei beni immobili ecclesiastici di interesse storico-culturale tra normativa statale e normativa canonica
1.2.2.1. La normativa canonica. Il canone 1222 e l’assenza di specifiche garanzie a tutela del riuso non sordidum
1.2.2.2. Le garanzie per un uso non indecoroso derivanti dagli istituti civilistici
1.2.2.3. La normativa circolatoria in materia di beni culturali ecclesiastici e le possibili soluzioni per garantire l’opponibilità erga omnes del vincolo del riuso non sordido
1.3. Le fonti pattizie
CAPITOLO SECONDO. TURISMO RELIGIOSO, VALORIZZAZIONE E FRUIZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE RELIGIOSO
2.1. Aspetti di interesse canonistico/pastorale
2.1.1. Chiesa e mobilità umana. Profili canonistici della pastorale del turismo
2.1.2. Fecondità del legame fra turismo e beni culturali della Chiesa quali instrumenta evangelizationis
2.1.3. Le istituzioni ecclesiastiche competenti. Dalle strutture apicali alle circoscrizioni parrocchiali
2.1.4. Pastorale e turismo nelle puntualizzazioni e negli orientamenti della Conferenza episcopale italiana
2.1.5. Le “frontiere”, antiche e nuove, del turismo religioso
2.1.5.1. L’itinerario turistico quale connubio di cultura e fede, tra indicazioni pastorali e proposte attuative
2.1.5.2. Il progetto Bellezza e Speranza per Tutti per l’istituzione di Parchi (o Reti) culturali ecclesiali
2.1.5.2.1. Il Parco culturale ecclesiale quale prototipo di turismo “pastoralmente” sostenibile
2.1.5.2.2. La procedura di riconoscimento dei Parchi culturali ecclesiali e alcune esperienze concrete
2.2. Interventi legislativi statuali, normativa regionale e interventi locali
2.2.1. Dal turismo sociale, al turismo religioso culturale attraverso le norme speciali per gli enti e le associazioni religiose
2.2.2. La questione della competenza legislativa in tema di turismo
2.2.3. Il Codice del turismo religioso del 2011
2.2.4. Le funzioni amministrative e il ruolo del privato
2.2.5. La legislazione regionale: singole Regioni
2.3. Intese, accordi e convenzioni per la promozione del turismo religioso
2.4. Turismo religioso e patrimonio culturale immateriale di interesse religioso
2.5. Il catalogo dei cammini religiosi italiani
2.6. Qualche notazione di prospettiva
CAPITOLO TERZO. TERZO SETTORE, VOLONTARIATO E PATRIMONIO CULTURALE DI INTERESSE RELIGIOSO
3.1. La disciplina degli ETS: il ramo TS dell’ente religioso civilmente riconosciuto tra disposizioni del Codice e riflessi canonistici
3.1.1. Dalla riforma al Codice del Terzo settore: la condizione di “ente del Terzo settore” tra presupposti, vantaggi e oneri
3.1.2. Una disciplina ad hoc per gli enti religiosi civilmente riconosciuti: il “ramo di Terzo settore” e le sue peculiarità
3.1.3. I requisiti stabiliti dal Codice per l’istituzione del ramo di Terzo settore
3.1.3.1. Il “patrimonio destinato” e le sue implicazioni sulla responsabilità patrimoniale dell’ente e del ramo
3.1.3.2. Il regolamento del ramo di Terzo settore e i suoi contenuti. Condizioni generali, requisiti specifici e deroghe apposite
3.1.3.3. La tenuta separata delle scritture contabili: modalità per assolvere l’onere di cui al Codice del Terzo settore e affinità con il diritto canonico
3.2. Le attività degli enti del Terzo settore (ETS) e delle organizzazioni di volontariato (ODV) per il patrimonio culturale religioso
3.3. La collaborazione tra organizzazioni ecclesiastiche ETS e ODV operanti nell’ambito delle attività culturali
3.4. L’esperienza di una diocesi
3.4.1. Forme di organizzazione ecclesiastica locale
3.4.2. La diocesi di Piacenza-Bobbio
3.4.3. Un esempio di organizzazione e gestione integrato
Patrimonio di interesse religioso: scenari territoriali di conoscenza, interpretazione e pianificazione, di Andrea Longhi
Un’Emergency List per definire la priorità degli interventi in ambito culturale di Fondazione Cariparma (2010-2012), di Carlo Mambriani
La conservazione programmata, di Stefano Della Torre
Istituzioni, territori, patrimonio ecclesiastico. Prospettive per l’azione delle fondazioni, di Francesca Chiocci, Raffaele Colaizzo e Francesco Palumbo
Chiese a porte aperte. Nuove tecnologie al servizio del Cultural Heritage, di Roberto Canu

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