MARIO LENTANO

Nomen

Il nome proprio nella cultura romana

Nel mondo romano la leva di un esercito iniziava sempre con soldati chiamati Valerius o Salvius perché considerati nomi di buon auspicio; i provvedimenti di damnatio memoriae comportavano il divieto per i discendenti del condannato di portare il suo medesimo prenome o ne privavano i figli anche viventi; i nomi geografici di cattivo auspicio, come Malevento o Epidamno, erano modificati in toponimi beneauguranti (Benevento) o almeno neutri (Durazzo), mentre alle nuove co-lonie si davano nomi che suggerissero abbondanza o potenza, come Florentia o Valentia. Un riserbo impenetrabile avvolgeva poi il nome segreto di Roma, che andava custodito per evitare che i nemici se ne appropriassero a danno della città. I nomi erano coinvolti insomma in un gran numero di pratiche culturali, delle quali dà conto questa indagine originale e affascinante.

Mario Lentano insegna Lingua e letteratura latina all’Università di Siena. Fra i suoi numerosi volumi ricordiamo «Il mito di Enea» (con M. Bettini, Einaudi, 2013), «La declamazione a Roma» (Palumbo, 2017) e, per il Mulino, «La prova del sangue. Storie di identità e storie di legittimità nella cultura latina» (2007).

Premessa
1. In limine: il nome del nome
2. Nomen omen
3. «Porti quel nome in fronte / che all'Africa è fatale»
4. Epidamno, Malevento e altra toponomastica
5. I piaceri dell'eziologia
6. Nomi da dimenticare
7. Il nome dei Tarquini
8. Omnia plena deo: gli dèi dell'attimo e i loro nomi
9. Un pantheon di pseudonimi
10. Censurare il nome
11. I casi della nascita
Conclusioni. Quanto è proprio il nome proprio dei Romani?
Riferimenti bibliografici

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collana "Antropologia del mondo antico"
pp. 240, 978-88-15-27436-6
anno di pubblicazione 2018

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