TULLIO PADOVANI, VINCENZO VITIELLO

Non dire falsa testimonianza

Icone del passato o principi validi in ogni luogo e in ogni tempo?

Che senso ha quel giuramento che ancora si fa pronunciare al testimone in procinto di essere interrogato dal giudice? Un comandamento che appare "nano" al cospetto degli altri, poiché sembra ruotare solo intorno all'asse giudiziario, ma la sua portata assume un'estensione ben superiore: esso attraversa la vita di tutti, chiama in causa la moralità del singolo, la difficoltà delle sue scelte e l'eticità delle norme collettive. Essere testimone della verità davanti a Dio, davanti all'altro, significa scegliere un comportamento che non rechi danno al prossimo. Un comando che lascia aperti tutti i quesiti sulla fonte della verità e delle norme, rivelando i rapporti sempre problematici tra etica e diritto.

Tullio Padovani insegna Diritto penale nella Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Tra le sue pubblicazioni: "Diritto penale e fattispecie criminose" (con L. Stortoni, Il Mulino, 2006) e "Diritto penale" (Giuffrè, 2008). Vincenzo Vitiello insegna Filosofia della storia nell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Tra le sue pubblicazioni: "Cristianesimo senza redenzione" (Laterza, 1995), "Il Dio possibile" (Città Nuova, 2002), "Grammatiche del pensiero" (Ets, 2010).

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collana "Voci"
serie "I comandamenti"
pp. 176, 978-88-15-15068-4
anno di pubblicazione 2011

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