MARIA SERENA MAZZI

La mala vita

Donne pubbliche nel Medioevo

Anche nel Medioevo troviamo donne disposte a vendere il proprio corpo «pro pretio, lucro et questu»: condannata e ritenuta una vergogna, la prostituzione era però considerata ineliminabile e persino necessaria. Giustificabile, perché salvava da mali peggiori come la corruzione delle vergini e delle spose e «l’abominevole vizio della sodomia». Ma qual era la posizione della Chiesa e dei pubblici poteri nel regolare questo fenomeno divenuto assai rilevante? Nel Trecento, infatti, si assiste ovunque in Europa al proliferare dei postriboli, a volte quasi piccole fortezze del piacere, a volte strade o quartieri riservati, e la vita delle donne pubbliche – forestiere o straniere, spesso sopraffatte dai debiti – dentro e fuori fu sottoposta a rigide norme. «Idio sempre schifa i maggiori mali, e d’ogne male ch’egli sostiene sempre trae un maggior bene… Or non vedi che ssi sostengono le meretrici nelle cittadi? Questo è un grande male, e se si sottraesse, sì ssi sottrarrebbe un grande bene, però che ssi farebbero più adulterii, più soddomie, che sarebbe molto peggio» Giordano da Pisa

Maria Serena Mazzi ha insegnato Storia medievale nelle Università di Firenze e Ferrara. Con il Mulino ha pubblicato «In viaggio nel Medioevo» (2015) e «Donne in fuga. Vite ribelli nel Medioevo» (2017).

Premessa
I. Le parole per dirlo
1. «Vivere del proprio corpo disonestamente»
2. L’opinione della Chiesa
3. L’utopia: leggi e poteri pubblici
II. La realtà
1. Donne segrete e donne pubbliche
2. Individuare una donna pubblica
3. I segni della disuguaglianza
4. Donne pubbliche e pubblici ufficiali
III. I luoghi e le regole
1. Loca inhonesta
2. Una vita disciplinata
IV. L’attività
1. Il lavoro, le persone, i debiti
2. Segnate per sempre
Pentirsi

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collana "Intersezioni"
pp. 184, 978-88-15-27907-1
anno di pubblicazione 2018

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