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B. MANIN
Principi del governo rappresentativo
Collana "Collezione di testi e di studi"
pp. 312,
€ 30,00 978-88-15-13772-2
anno di pubblicazione 2010
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Dalla democrazia dei partiti alla democrazia del pubblico. Prefazione di Ilvo Diamanti
Dall'Atene antica a Montesquieu, da Aristotele a Rousseau, le
elezioni erano lungi dall'essere considerate lo strumento democratico per eccellenza:
democrazia non equivaleva a sistema rappresentativo, e il dispositivo che meglio
garantiva la rigorosa uguaglianza dei candidati era semmai l'estrazione a sorte.
Che cosa è accaduto alla fine del XVIII secolo in Europa e negli Stati Uniti
perché a tale concezione multisecolare si sostituisse l'idea della coincidenza
tra democrazia e rappresentanza? In realtà, come mostra Bernard Manin tracciando
la genealogia del governo rappresentativo, esso è una combinazione di tratti
democratici e tratti oligarchici. Oggi l'evoluzione della democrazia suggerisce
di guardare senza nostalgia alla presunta età aurea dei partiti di massa. Le
tendenze recenti, che valorizzano il ruolo dei leader e della comunicazione,
rammentano i primordi del sistema rappresentativo, fondato sulle persone e sui
rapporti diretti. Nella presente "democrazia del pubblico" il confronto tra
individui ha sostituito quello fra grandi ideologie interpretate da grandi organizzazioni.
Analizzando premesse, significati e percorsi del governo rappresentativo, Manin
conduce in queste pagine una magistrale indagine sulla democrazia e sulle sue
metamorfosi.
Bernard Manin è docente di Scienza politica nella New
York University e direttore di ricerca presso l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences
Sociales. Tra le sue pubblicazioni "On legitimacy and political deliberation"
(1987) e "Democracy, accountability and representation" (con A. Przeworski e
S. Stokes, 1999).
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