L'immagine del diritto come sistema di norme disposte
gerarchicamente, riconducibili tutte a una fonte unica, appare in declino, non
solo perché all'attività legislativa statale si affiancano altre fonti
subnazionali e sopranazionali, ma anche perché l'attività legislativa stessa
procede sotto la spinta di interessi e posizioni ideologiche, senza che sia
assicurata la compatibilità delle nuove norme con le leggi vigenti. Di conseguenza,
nella legislazione come nell'applicazione delle leggi vi è una presenza sempre
più invasiva di considerazioni extragiuridiche che cambia lo stesso ruolo degli
operatori: dai magistrati - spesso tentati dall'interpretare le norme in base
alle loro convinzioni personali - agli avvocati che cercano, fuori dal
processo, soluzioni di tipo arbitrale o, nel processo, patteggiamenti
vantaggiosi per l'imputato. Viene quindi da chiedersi se ci stiamo incamminando
verso la fine del diritto, o almeno di quel diritto che ha accompagnato in
Europa, per quasi un millennio, l'espansione del mercato e dei rapporti
economici. Su questi temi, e sulle prospettive future del diritto, riflettono,
sollecitati da Pietro Rossi, Luigi Capogrossi Colognesi, Sabino Cassese, Vincenzo
Ferrari, Maurizio Fioravanti, Gilberto Lozzi, Pietro Rescigno.
Pietro Rossi è professore emerito dell'Università di
Torino, dove ha insegnato dapprima Storia della filosofia e poi Filosofia della
storia. E' socio dell'"Accademia Europea", dell'Accademia Nazionale
dei Lincei e dell'Accademia delle Scienze di Torino. Ha diretto la
"Rivista di filosofia". Ha condiretto, insieme a Carlo A. Viano, la
"Storia della filosofia" (Laterza 1993-1999). Con il Mulino ha
pubblicato "L'identità dell'Europa" (2007) e "Avventure e
disavventure della filosofia" (2009).