Il periodo della vita di De Gasperi che
si apre con la vittoria alle elezioni del 18 aprile 1948 segna senz'altro
l'apogeo dello statista trentino. Viene infatti portato a termine quel disegno
di "stabilizzazione" della democrazia repubblicana che aveva avuto in
mente prendendo in mano le redini del governo. Lo statista trentino affronta
alcuni nodi importanti, soprattutto sul versante della politica estera:
l'adesione al Patto atlantico e il lavoro per un avvio di cooperazione europea.
Sono entrambe scelte decisamente "occidentali", costruite con
decisioni che trovano perplessità, ed anche vere e proprie opposizioni
all'interno del mondo cattolico, anche in quello dei vertici ecclesiali.
Accanto a questo De Gasperi deve tornare sul fronte interno, vuoi per il suo
scontro coi dossettiani intorno alla questione del ruolo del partito, vuoi per
la necessità di gestire una difficile crisi economica fra il 1949 e il 1950,
che metterà in discussione le sue visioni circa la stabilizzazione. In queste
già complicate circostanze lo statista trentino affronterà il nodo centrale
della collocazione del suo partito. Egli non accetta l'idea di un partito
spostato su un piano di puro "avanguardismo" sociale, ma allo stesso
tempo rifiuta di vederlo destinato al semplice ruolo di perno di alleanze con
le destre post-fasciste (come pure gli era richiesto da una parte delle
gerarchie ecclesiastiche). Sarà un passaggio difficile, che logorerà lo stesso
carisma di De Gasperi, sino a portarlo all'amara esperienza del suo ultimo anno
di vita.
Completano l'opera una appendice, che
contiene alcuni documenti importanti dei periodi precedenti e un supplemento,
cioè un volumetto a parte, che offre una cronologia completa di tutti i
documenti pubblicati in questa edizione con i rinvii puntuali ai volumi ed alle
pagine corrispondenti.