Questo libro parla del rapporto che intercorse tra Giovanni
Gentile e il fascismo dal 1922, quando il filosofo fu nominato Ministro
dell'Istruzione nel primo governo Mussolini, al 1944 quando venne ucciso dai
partigiani. L'autrice discute le varie reazioni, in termini di sostegno o di
critica, che l'opera e il pensiero gentiliani suscitarono nel mondo fascista,
fra esponenti del partito e membri del governo, filosofi, storici e giuristi,
giovani fascisti e docenti universitari. Alcuni videro in Gentile il principale
teorico del fascismo, lo difesero dalle critiche che egli ricevette negli anni
fra le due guerre e ne condivisero il progetto politico e culturale. Altri,
invece, che consideravano la sua influenza sulla cultura italiana un pericolo
per il regime, lo avversarono strenuamente. Un contributo importante alla
ridefinizione del ruolo che il filosofo idealista svolse durante il fascismo.
Indice: Introduzione. - I. Gentiliani e antigentiliani
nel fascismo degli anni venti. - II. Cattolici contro Gentile. - III. I giovani
antigentiliani. - IV. Teorici del fascismo. - V. Partito e governo contro
Gentile. - Conclusioni. - Indice dei nomi.
Alessandra Tarquini, allieva di Renzo De Felice, dopo
aver studiato all'Istituto Italiano di Studi Storici di Napoli, ha conseguito
il dottorato di ricerca in Filosofia politica a Pisa. E' stata assegnista nel
Dipartimento di Studi sullo Stato dell'Università di Firenze. Ha curato
l'edizione del carteggio Croce-Tilgher (Il Mulino, 2004) e del carteggio
Gentile-Prezzolini (Edizioni di Storia e Letteratura, 2006).