Identificare come petroniani i Bolognesi o come ambrosiani i
Milanesi ci dà la misura del legame fondativo che la cittadinanza stringe con
il santo che ne è il simbolo. Santa Maria, san Giovanni, san Giuseppe, san
Michele, san Francesco, sant' Antonio, san Rocco, santa Rita, san Nicola sono
non a caso fra i toponimi più diffusi, ma anche tra i nomi di battesimo
maggiormente ricorrenti: i veri poli della geografia, della storia e del
costume italiani. Tuttavia, nella storia del nostro paese, la pratica
devozionale si sostanzia anche di aspetti più politico-sociali. Nei lunghi
secoli che hanno preceduto l'unità del paese, la Chiesa è stata l'unico potere
non straniero che ha rappresentato, soprattutto fra i ceti popolari, il tratto
identitario effettivamente comune, l'unico mondo universalizzante in una realtà
di particolarismi esasperati. Il culto per la Madonna (il cui patronato è di gran
lunga il più diffuso), per i protomartiri cristiani, per i primi santi vescovi
ha finito con il conferire loro il ruolo di taumaturgici "defensor
civitatis", facendone al tempo stesso i depositari di consuetudini e
memoria.
Marino Niola insegna
Antropologia culturale nell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e
Antropologia dell'alimentazione nelle Università di Pollenzo e Colorno. E'
editorialista di "la Repubblica", "Il Mattino",
"L'Unità" e "Grazia". Tra i suoi libri "Il corpo
mirabile. Miracolo, sangue, estasi nella Napoli barocca", "Il
Purgatorio a Napoli" (Meltemi, 1997; 2003), "Il presepe" e
"Don Giovanni o della seduzione" (L'ancora del Mediterraneo, 2005;
2006).