Questo lucido e provocatorio saggio si interroga sullo stato del
principio di legalità (quello che informa l'attività della pubblica
amministrazione ed è il pilastro del diritto amministrativo) nella vita del
nostro ordinamento. L'autore individua alcuni "attentati" a quel
principio, in particolare nel rapporto fra potere legislativo e potere
esecutivo, dove il primo tende a sostituirsi al secondo. Alcuni esempi: dovendo
distribuire risorse rese scarse dai patti di stabilità comunitari, il
Parlamento cede spesso e volentieri alla tentazione delle leggi-provvedimento,
destina cioè direttamente le risorse saltando l'intermediazione della PA,
venendo meno al principio della imparzialità amministrativa. Ancora: costretto
a privatizzare sempre per rispettare i patti di stabilità, il Parlamento cerca
di non perdere la "presa" su organizzazioni che, almeno formalmente,
ha privatizzato (è il caso delle fondazioni), inventandosi il "diritto
privato speciale", una sorta di riserva di potere ancora pubblico,
nascosto sotto apparenti rinvii all'autonomia privata. Ulteriori attacchi alla
legalità amministrativa, e perciò alla garanzia del cittadino, vengono ormai -
come evidenzia l'autore - da più parti: oltre che dal legislatore, dagli
interpreti che teorizzano improponibili sistemi alternativi o che dissimulano
dietro teorie "più avanzate" la ricomparsa di poteri liberi, e perciò
arbitrari, e anche da qualche giudice (con particolare frequenza quello penale),
che anziché ergersi a custode della legalità preferisce sostituirla con una sua
"legalità" alternativa.
Fabio Merusi insegna
Diritto amministrativo nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Pisa.
Per il Mulino ha pubblicato "Democrazia e autorità indipendenti. Un
romanzo quasi giallo" (2000), "Le leggi del mercato" (2002) e
"Le autorità indipendenti" (con M. Passaro, 2003).