"Tempus edax rerum" e quindi anche divoratore della
vita. Che la vita umana sia breve, lo intuisce ognuno, al più tardi quando,
varcata la soglia dell'età adulta, occorre rendersi conto che il margine
rimasto diviene sempre più esiguo. Meglio di tutti lo sanno i medici, il cui
compito consiste nell'allungare nella misura del possibile la vita umana. Se è
vero che l'uomo vive sempre più a lungo, tuttavia il tempo si fa sempre più
ristretto. Che cosa innesca questo meccanismo paradossale? A tale interrogativo
il nuovo libro di Harald Weinrich dà una pluralità di risposte tratte dalla
mitologia (dove Crono, il tempo, divora i suoi figli), dalla storia,
dall'economia ("il tempo è denaro") e dalla filosofia ("la vita
è lunga abbastanza", afferma Seneca). Ma a parlarci dalle sue pagine sono
soprattutto gli autori di ogni epoca letteraria: Omero, Dante, Shakespeare,
Goethe nonché, a noi più vicini, García Márquez e Tabucchi. Ne risulta una
preziosa storia culturale dell'esistenza "a termine", che il lettore
potrà leggere concedendosi, infine, un tempo adeguatamente lungo.
Harald Weinrich,
professore emerito di Linguistica e filologia romanza nell'Università di
Monaco, insegna dal 1992 al Collège de France. Il Mulino ha pubblicato
"Metafora e menzogna. La serenità dell'arte" (II ed. 1983), "Vie
della cultura linguistica" (1989), "Lete. Arte e critica
dell'oblio" (1999) e "Tempus. Le funzioni dei tempi nel testo"
(II ed. 2004).