Portata nel 1347 da una nave che faceva vela dall'Oriente, la
peste fu per secoli, fino al limitare del Settecento, il grande spauracchio
della società europea. La medicina non ne riconosceva le cause e di conseguenza
non sapeva porre argini efficaci al contagio che non fossero l'isolamento dei
malati e la quarantena. Lo stato di peste produceva un collasso nella vita
delle comunità, ogni attività era rallentata o del tutto arrestata e i
cittadini male si adattavano alle restrizioni, come la Chiesa stessa allorché
queste sensatamente colpivano l'affollamento esiziale delle processioni. In
questo libro Cipolla ha posato lo sguardo su un minuscolo borgo fiorentino al
tempo della grande epidemia del 1630: scendendo fra la gente "rubestica e
ribelle" di Monte Lupo ha raccontato, insieme al clima sovraeccitato e
spaventato di un paese in balia del morbo, i primi faticosi passi di una
politica sanitaria, il graduale affermarsi di una scienza che veniva
emancipandosi dalla fede.
Di Carlo M. Cipolla (1922-2000) ricordiamo, oltre alla
grande sintesi sulla "Storia economica dell'Europa pre-industriale",
gli arguti saggi brevi, e in particolare "Allegro ma non troppo",
"Il burocrate e il marinaio", "Vele e cannoni",
"Conquistadores, pirati, mercatanti", "Le macchine del tempo",
"Miasmi e umori", "I pidocchi e il Granduca",
"Cristofano e la peste", tutti editi dal Mulino.