Perché non possiamo non dirci tutti
populisti.
Guglielmo Giannini e Umberto Bossi, Antonio Di Pietro e Achille
Lauro, Leoluca Orlando e le campagne del Msi di Almirante
per la reintroduzione della pena di morte, le esternazioni di Francesco Cossiga
e gli interventi televisivi di Silvio Berlusconi, le iniziative referendarie
del Partito radicale contro il finanziamento pubblico dei partiti e la rivolta
di Reggio Calabria dei primi anni '70, le "piazze elettroniche" dei
talk show televisivi e i girotondi guidati da Nanni Moretti: che cosa accomuna
eventi e personaggi così disparati? In varia misura essi riconducono al
fenomeno del populismo, un fenomeno che in Italia ha avuto radici profonde e
che, dopo aver conosciuto l'apogeo in epoca fascista, si è ripresentato nel
dopoguerra sotto varie forme. Questo libro ripercorre e spiega le
manifestazioni del populismo in un arco di tempo che
va dal 1944 ai giorni nostri, con un uso rigoroso del concetto, sottratto alla
retorica giornalistica così come al battibecco fazioso. Per capire perché
quella che è stata spesso considerata una patologia dei regimi democratici sia
ormai diventata, nello stile e nei contenuti, una componente
fisiologica di quegli stessi regimi, con la quale, volenti o nolenti, tutti
dobbiamo fare i conti.
Marco Tarchi insegna Scienza della politica
nell'Università di Firenze. Con il Mulino ha già pubblicato: "La
rivoluzione legale. Identità collettive e crollo della
democrazia in Italia e Germania" (1993) e "Dal Msi ad An.
Organizzazione e strategie" (1997).