Un vero e proprio classico, in una stagione di rinnovato
interesse per la disciplina.
Karl Mannheim è unanimemente riconosciuto come il maggior
esponente, e per molti versi come il fondatore, della sociologia della
conoscenza. Pubblicati originariamente in tedesco tra il 1918 e il 1930,
raccolti per la prima volta in un'edizione inglese del 1952 e tradotti in
italiano nel 1974 in un volume da tempo non più disponibile, questi saggi
presentano i problemi e le categorie attorno a cui si è sviluppato un intero
settore di studi, oggi tornato alla ribalta in un clima di crescente attenzione
per l'analisi sociologica dei processi conoscitivi e culturali. Il volume offre
del pensiero di Mannheim un quadro complessivamente più equilibrato di quello
che si ricava da "Ideologia e utopia". Quest'ultima opera, infatti, è
stata spesso accusata di determinismo (la situazione sociale determina
l'esperienza conoscitiva). Qui, invece, si fanno apprezzare un maggiore
pluralismo metodologico e una visione più complessa del rapporto tra società e
conoscenza.
Karl Mannheim
(1893-1947) è stato uno dei protagonisti della cultura europea nella prima metà
del Novecento. Nato a Budapest, tenne la cattedra di Sociologia nell'Università
di Francoforte sino al 1933, quando, espulso dalla Germania nazista, riparò in
Inghilterra, dove insegnò tra l'altro nella London School of Economics. Il
Mulino pubblica dal 1957 il suo "Ideologia e utopia", tra le maggiori
opere sociologiche di tutti i tempi.