Federico II e il mito dell'Italia ghibellina.
A che cosa mai serviva quell'insolito prisma di pietra dalla
forma ottagonale, alto e solitario su un colle della Murgia pugliese? Una
reggia, un monumento celebrativo, un luogo di culto? L'enigma di Castel del
Monte, che ha appassionato ed appassiona molti cultori del mistero, sembra fare
tutt'uno con la personalità per certi versi anch'essa enigmatica di colui che
lo fece costruire, Federico II: imperatore cristiano, "sultano battezzato"
di dantesca memoria, illuminista ante litteram, tiranno politico e legislatore
egalitario, cultore delle scienze ed esoterista. A questo va aggiunto che
Federico II ebbe un ruolo forse decisivo nel distacco della vicenda dell'Italia
meridionale da quella del resto della penisola. Un filo rosso collega infatti
la sua politica ipercentralista, con la sua splendida architettura castellana,
e la mancata presenza di un'autonomia urbana nel Mezzogiorno, matrice della
futura diversità del Sud. Proprio per questo appare tanto più singolare la
trasfigurazione che del sovrano svevo e del suo ruolo fu fatta nel secolo
scorso da certa storiografia e cultura risorgimentali, cariche di umori
antipapali. Il sire ghibellino fu allora dipinto come il primo che avesse
sognato l'unità della penisola, il biondo signore dimentico dell'idioma paterno
per la dolce lingua del "sì", antesignano di tutti i patriottismi
italiani, primo ritratto nella galleria dei padri della patria.
Franco Cardini
insegna Storia medievale nell'Università di Firenze. Tra i suoi libri più
recenti: "Giovanna d'Arco", "Barbarossa" (entrambi
Mondadori, 1999), "Europa e Islam. Storia di un malinteso" (Laterza,
1999).