"La migliore introduzione al continente Bourdieu"
(Anna Boschetti)
"Uno di quei rari umani che ai propri lettori e discepoli
regalano occhiali magici con cui guardare il mondo, la società, gli individui,
le motivazioni" (Marco D'Eramo)
In questa piccola summa, muovendosi fra arte, letteratura,
istituzione accademica, burocrazia, economia dei beni simbolici, fondamenti
della morale, Bourdieu ha voluto illustrare il senso più autentico e profondo
del proprio percorso di ricerca e riflessione. Anzitutto, un approccio che
riconosce il primato delle relazioni, le quali "non si possono mostrare o
toccare con mano, e che bisogna conquistare, costruire e convalidare attraverso
il lavoro scientifico". Una prospettiva relazionale che rompe con tutta
una serie di potenti opposizioni: individuo/società, individuale/collettivo,
conscio/inconscio, interessato/disinteressato, oggettivo/soggettivo. Di qui
nascono i concetti fondamentali che il grande sociologo francese ha lasciato in
eredità alle scienze sociali contemporanee: habitus, campo, capitale culturale.
Pierre Bourdieu (1930-2002) è stato tra i maggiori
sociologi europei del Novecento. Tra le sue opere edite in italiano: "La
distinzione" (Il Mulino, II ed. 2001) e, tutte pubblicate da Feltrinelli,
"Sulla televisione" (1997), "Meditazioni pascaliane"
(1998), "Il dominio maschile" (1999), "Questa non è
un'autobiografia" (2005).