Secondo un'opinione ancora ben radicata nella storiografia, i
matrimoni e le famiglie di antico regime avrebbero vissuto una lunga fase di
ordine, stabilità e pace. In età moderna l'unità e la felicità di mariti e
mogli sarebbero state tutelate e rese ineluttabili, oltre che da una rigida
divisione e strutturazione dei ruoli sessuali e da vincoli economici e
lavorativi, dall'azione di controllo e di normalizzazione esercitata da chiese
e stati. Ma la realtà matrimoniale e familiare del passato fu veramente così
uniforme, statica e soprattutto indissolubile? E quale peso effettivo ebbero le
istituzioni nell'imporre la regola dell'indissolubilità? Attraverso lo studio
in parallelo dei comportamenti coniugali e degli interventi istituzionali in
materia di separazione, il volume propone una serie di risposte a questi
interrogativi. Il contesto è quello della Livorno del secondo Settecento,
protagonisti i coniugi appartenenti ai ceti medio-bassi e insieme con loro
tutti gli interpreti istituzionali chiamati a riportare ordine tra moglie e
marito. Questo libro - che ha come punto di partenza e fonte privilegiata le
cause di separazione ecclesiastica - offre un ampio quadro sulla vita e le
relazioni familiari di artigiani e salariati, ricostruisce le dinamiche dei
conflitti coniugali e analizza l'attività giudiziaria ed extragiudiziaria delle
autorità ecclesiastiche e secolari preposte al controllo del matrimonio nel
contesto "movimentato" di fine Settecento.
Chiara La Rocca,
dottore di ricerca in Storia moderna e contemporanea, è attualmente assegnista
di ricerca presso il Dipartimento di Storia dell'Università di Pisa. I suoi
interessi sono rivolti alla storia del matrimonio e alla storia della famiglia.