Come i nostri vicini e lontani antenati, come sempre č
avvenuto da quando abbiamo imparato ad accendere un fuoco, continuiamo ad
oscillare, in una situazione di incertezza, tra la speranza e la disperazione.
Da tempo certa filosofia
che va per la maggiore non perde occasione per sdottoreggiare sulla storia
universale, sul destino della civiltā, dissertando su come e quando sono
cominciati i nostri guai e su dove inevitabilmente andremo a finire. Paolo
Rossi, da quando ha cominciato a scrivere, ha polemizzato con questo tipo di
posizioni. Lo fa anche in questo nuovo libro. Scritto in uno stile chiaro e
asciutto, non č rivolto ai filosofi, ma a tutti coloro che non si accontentano
di vivere e vogliono anche pensare. Vi si parla dell'assenza di speranze e delle
previsioni catastrofiche fallite, ma anche delle "smisurate
speranze", dei paradisi immaginari e del mito dell'uomo nuovo. Infine si
riprende un'idea che fu giā espressa nell'anno 1620: possiamo "elencare
alcune ragioni che possono preservarci dalla disperazione"?
Paolo Rossi č
Accademico Linceo e Professore emerito nell'Universitā di Firenze. Ha ricevuto
dalla History of Science Society (USA) la Sarton Medal per la storia della
scienza. Ha pubblicato numerosi libri, tradotti in molte lingue, sulla filosofia
tra Rinascimento ed Illuminismo e sulla rivoluzione scientifica. Ricordiamo tra
l'altro: "I filosofi e le macchine" (Feltrinelli), "La nascita
della scienza moderna" (Laterza). Editi o riediti con il Mulino:
"Clavis universalis" (1983), "Paragone degli ingegni moderni e
postmoderni" (1988), "Il passato, la memoria, l'oblio" (1991,
premio Viareggio 1992), "Un altro presente" (1999), "Francesco
Bacone" (2004).