In età medievale l'affermazione del modello cristiano di
matrimonio, che instaura un legame sacro e indissolubile tra gli sposi, e
l'attribuzione ai tribunali ecclesiastici della competenza giurisdizionale sul
coniugio conducono alla scomparsa dell'istituto del divorzio. Non viene meno
però l'esigenza di prevedere un rimedio per le situazioni che, come
l'adulterio, l'apostasia, la malattia contagiosa o le ripetute violenze di un
coniuge sull'altro, impediscono la prosecuzione di una normale vita coniugale.
La dottrina giuridica si trova così impegnata, tra il XII e il XV secolo,
nell'elaborazione di un nuovo istituto, la separazione personale, che consente
l'interruzione della convivenza e provoca la sospensione dei principali
obblighi del matrimonio senza sciogliere il vincolo nuziale. L'esame delle più
significative opere dei giuristi medievali consente di ripercorrere le tappe di
una riflessione che ha portato alla costruzione di questa sorta di
"divorzio imperfetto" e di comprendere come si sia giunti a quelle
soluzioni, cui i padri riuniti nel Concilio di Trento affideranno la risposta
cattolica alle tesi riformate contro la sacramentalità e l'indissolubilità del
matrimonio.
Giuliano Marchetto è ricercatore di Storia del diritto
medievale e moderno presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di
Trento. Studioso del pensiero giuridico medievale e della prima età moderna, ha
tra i suoi principali interessi di ricerca il matrimonio e la condizione
giuridica della donna tra diritto e letteratura.