Come una sorta di cittą assediata, oggi l'Europa si sente
minacciata, a sud e a est, da un'immigrazione che percepisce come una calata
dei barbari. Roberto Escobar si č messo alla ricerca delle radici profonde di
questa nuova paura. Inscindibile da quanto di misero e di grande č nell'uomo,
la paura ne costituisce il fondo buio: la paura che costruisce confini, erige
barricate, esplode in violenza contro gli "invasori". Finita
l'appartenenza legata alle ideologie, si va diffondendo un'appartenenza etnica,
minima, localistica; riemergono i meccanismi pił arcaici e premorali che
fondano e regolano il sentimento di identitą, dei gruppi come dei singoli.
Animali senza artigli, sprovvisti di strumenti istintuali adeguati per
sopravvivere, gli uomini vivono sul margine del disordine. Per vincere questa
precarietą, i gruppi si chiudono in confini, materiali ma anche e soprattutto
rituali e simbolici, ed espellono la paura rovesciandola in odio per il nemico
esterno o - che č lo stesso - lo straniero interno: immigrato, nero, ebreo,
zingaro.
Roberto Escobarinsegna Filosofia politica
nell'Universitą di Milano e collabora al "Sole-24 Ore". Con il Mulino
ha gią pubblicato "Totņ. Avventure di una marionetta" (1998),
"Il silenzio dei persecutori ovvero il Coraggio di Shahraząd" (2001)
e "La libertą negli occhi" (2006).