Nata nell'Ottocento per designare poeti e intellettuali che
passeggiando tra la folla ne osservavano criticamente i comportamenti,
codificata dal Benjamin dei "Passages" parigini, la nozione di
flâneur sollecita oggi con forza l'interesse delle scienze sociali e della
filosofia, ma anche della letteratura e del cinema, per la capacitŕ di
identificare una particolare pratica di viaggio e di esplorazione dei luoghi,
di rapporto riflessivo con le persone e gli spazi. La riflessione sul flâneur
ha preso recentemente diverse angolazioni: per alcuni egli č il simbolo della
modernitŕ avanzata; per altri l'erosione delle esperienze collettive in spazi
pubblici sancisce invece la fine del flâneur; altri ancora parlano di
"privatizzazione" della flânerie. Animale urbano per eccellenza,
allevato alla dura scuola della metropoli moderna, il flâneur incarna il
desiderio di libertŕ errabonda nell'individuo imprigionato da vincoli
territoriali, ideologici, professionali; la ribellione contro le pratiche
consumistiche di massa, specie contro il turismo mordi e fuggi; l'aspirazione
ad assaporare la vita secondo ritmi piů meditati; il recupero della sensibilitŕ come forma di conoscenza.
Trapiantata dalle gallerie parigine nelle periferie urbane e nei grandi centri
commerciali metropolitani, la figura del flâneur sembra testimoniare lo
smarrimento dei nostri giorni, ma anche il desiderio di sperimentare nuove
relazioni con i luoghi e i loro abitanti.
Giampaolo Nuvolati č
docente di Sociologia dell'ambiente e del territorio nell'Universitŕ di Milano
Bicocca. Con il Mulino ha pubblicato "Popolazioni in movimento, cittŕ in
trasformazione. Abitanti, pendolari, city users, uomini d'affari e
flâneurs" (2002).