Grande civiltà sviluppatasi in condizioni del tutto indipendenti
da quella europea, la Cina richiede di essere studiata a partire da categorie
concettuali diverse da quelle in uso nella cultura occidentale, in particolare
per quanto riguarda le istituzioni. L'idea della democrazia, ad esempio, sia in
senso classico che moderno, non appartiene alla cultura cinese. Caratteri come
il partito unico, l'accentramento invece che la separazione dei poteri, il
ruolo ancillare del diritto rispetto alla decisione politica, la subordinazione
del sistema giudiziario all'apparato di governo sono considerati utili a
garantire il "buon governo, quello che assicura l'ordine contro il caos,
la stabilità e l'unità del paese". Per un osservatore europeo, questi
tratti non possono che suscitare valutazioni critiche. Tuttavia, negli ultimi
vent'anni la Cina sembra essersi posta, a modo suo, al passo dell'Occidente,
non riproducendo i modelli politici occidentali ma rivisitandoli. Il complesso
sistema di governo cinese è illustrato con chiarezza nel volume, che mostra
come le trasformazioni - che pure sono in atto se si guarda alle riforme
costituzionali - si svolgano con ritmi assai più lenti rispetto al rapido
procedere della "locomotiva" economica, indotte più dalle
sollecitazioni dei nuovi mercati che dalle istanze politiche.
Angelo Rinella
insegna Diritto costituzionale italiano e comparato nella Facoltà di
Giurisprudenza dell'Università LUMSA di Roma. Tra i suoi libri: "La forma
di governo semipresidenziale" (1997), "Le fonti nel diritto
comparato" (con L. Pegoraro, 2000), editi da Giappichelli, "Lo
statuto costituzionale dell'opposizione parlamentare" (EUT, 1999) e
"Introduzione al diritto pubblico comparato. Metodologie di ricerca"
(con L. Pegoraro, Cedam, 2002).