La sconfitta di Adua, la più pesante subita da un paese
coloniale, segna la fine politica di Francesco Crispi, che aveva incentrato il
suo programma sulla riforma dell'amministrazione statale e sul rafforzamento
dell'esecutivo. Durante il primo ministero, il leader siciliano era riuscito a
fare approvare dal Parlamento quelle riforme che ormai la storiografia ha
definito "la seconda unificazione amministrativa". Il riordino dei
ministeri, la legge comunale e provinciale, il codice penale Zanardelli, la
giustizia amministrativa, le leggi sociali sulla sanità e la laicizzazione
delle opere pie completano la costruzione dello Stato post-risorgimentale. Non
regge all'urto della sconfitta militare il progetto di governo forte. Il volume
ricostruisce la complessa vicenda politica che, portando alle dimissioni di
Crispi, lascia insoluta la questione della "premiership" nel sistema
costituzionale italiano. Dalla repressione dei Fasci siciliani (1894)
all'avventura africana, costante è l'azzeramento della presenza parlamentare.
In tal modo, una politica estera forte, basata sull'espansione coloniale e
sull'aumento delle spese militari, è ricondotta, senza mediazioni, alla sola
volontà della Corona sabauda, che così risulta "scoperta" di fronte
all'opinione pubblica e alle istituzioni rappresentative.
Giuseppe Astuto è professore straordinario di Storia
delle istituzioni politiche e di Storia dell'amministrazione pubblica presso la
Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Catania. E' autore di saggi
sulle istituzioni russe, sulle inchieste parlamentari e sulle amministrazioni
locali in età liberale. Tra le sue pubblicazioni segnaliamo, per i tipi della
Giuffrè, "Crispi e lo stato d'assedio in Sicilia" (1999) e "La
Sicilia e il crispismo. Istituzioni statali e poteri locali" (2003).