Cavallo di battaglia
dell'amministrazione Bush, la politica estera americana si è rivelata alla
prova dei fatti il terreno sul quale sono stati consumati gli errori più
clamorosi. Ma come nasce la politica estera americana, chi la determina, qual è
il ruolo del presidente e quali i correttivi del sistema? Questo libro getta
luce sulla complessa macchina di persone, istituzioni, centri di ricerca che
sta alle spalle del processo decisionale americano, nel quale l'interscambio
tra scuole di pensiero e azione politica è assai intenso. Realisti o idealisti,
egemonisti o isolazionisti, conservatori o liberali, unilateralisti o
multilateralisti: le principali correnti che animano il dibattito strategico
americano non corrispondono meccanicamente alla nostra idea di falchi e colombe
ma caratterizzano trasversalmente entrambi gli schieramenti, repubblicano e
democratico. Nel libro sono discusse, in un arco temporale che va dalla guerra
fredda ad oggi, le principali scelte operate dalle varie amministrazioni in
relazione a pace e guerra, armamenti e intervento umanitario, missione
universale, strategia delle alleanze, rapporti con l'Europa, con una
particolare attenzione per la svolta radicale operata da Bush.
Pierre Hassner, direttore emerito del Centre d'études et de
recherches internationales (Ceri) e della Fondation nationale de sciences
politiques, insegna al Centro europeo dell'Università Johns Hopkins di Bologna.
Tra le sue opere: "La violence et la paix" (1999) e "États-Unis:
l'empire de la force ou la force de l'empire?" (2002). Justin Vaïsse
è ricercatore al Center on the United States and France della Brookings
Institution (Washington) e al Centre d'analyse et de prévision del ministero
degli Affari esteri francese. Tra le sue pubblicazioni: "L'empire du milieu:
les États-Unis et le monde après la guerre froide" (con P. Melandri,
2001),"La politique étrangère des États-Unis" (con C.-P. David e L.
Balthazar, 2003).