L'opera di riferimento sul diritto costituzionale d'oltre
Manica che non manca d'attualità.
Grande classico del diritto costituzionale, questo volume di
Albert V. Dicey, pubblicato originariamente nel 1885, non offre soltanto un
excursus degli aspetti più rilevanti della Costituzione inglese in epoca
vittoriana, ma, mentre coglie l'originalità dell'esperienza inglese, fa capire
il peso che essa ha avuto nell'elaborazione del costituzionalismo europeo. Una
questione interessante riguarda, ad esempio, la sua eventuale riconducibilità a
quella dottrina del patrimonio costituzionale europeo il cui utilizzo è oggi
così frequente nell'ambito del diritto comunitario europeo, e soprattutto nella
Corte europea di giustizia. Il lettore italiano potrà trovare poi altre
specifiche suggestioni. In un momento in cui vi è la tendenza a spostare
direttamente in capo al popolo decisioni di grande rilievo costituzionale,
ridimensionando la stessa portata del divieto del vincolo di mandato - uno dei
capisaldi del governo parlamentare -, le pagine dedicate alla natura della
sovranità parlamentare meritano di essere rilette in funzione non tanto di
un'improbabile ripresa della teoria dell'illimitatezza dei poteri parlamentari,
quanto di un ripensamento delle dottrine della democrazia deliberativa volto al
superamento di tentazioni cesaristiche e plebiscitarie.
Albert V. Dicey (1835-1922), giurista e pubblicista
politico, fece parte dell'aristocrazia intellettuale vittoriana. Avvocato a
Londra dal 1861 al 1882, fu chiamato a Oxford alla cattedra di Diritto inglese
nel 1882 e insegnò quindi alla London School of Economics. Tra le sue opere il
Mulino ha tradotto "Diritto e opinione pubblica nell'Inghilterra
dell'Ottocento" (1997).