La traversata del comunismo di una rivoluzionaria
professionale nell'Europa degli anni Venti e Trenta.
"Prigioniera di Stalin e Hitler" era la impressionante
testimonianza della Buber-Neumann sul proprio viaggio nell'"universo
concentrazionario" del Novecento. Qualche anno dopo aver pubblicato quel
libro, che riguardava il periodo 1938-1945, la Buber-Neumann decideva di
integrarlo con un libro ulteriore che raccontasse la sua vita precedente: è
questo "Da Potsdam a Mosca" che, uscito in edizione italiana 34 anni
fa, il Mulino ripropone oggi per completare quella che è indubbiamente una
delle testimonianze più alte e drammatiche sull'"età dei totalitarismi".
In questo volume la Buber-Neumann racconta la precoce ribellione al rigido
ambiente prussiano di Potsdam e l'impegno degli anni giovanili che sfocia
nell'adesione al Partito comunista tedesco nel 1926. Compagna di uno dei leader
del partito tedesco, Heinz Neumann, Margarete diventa una "rivoluzionaria
professionale". Berlino, Mosca, la Spagna, Zurigo, Parigi, ancora Mosca
sono le tappe della vita avventurosa e randagia dei due; ricordandola,
l'autrice ha occasione di narrare le vicende dei tanti personaggi di quella
sorta di jet set della rivoluzione che correva allora l'Europa, da Zinovev a
Bucharin, da Willi Münzenberg (cognato della Buber-Neumann) ad Arthur Koestler,
e il libro è una vivida fotografia di quel mondo che fu insieme vittima e
carnefice, perseguitato e persecutore, nella rigida stagione del totalitarismo.
Margarete Buber-Neumann
(1901-1989) è nota principalmente per la sua testimonianza "Prigioniera di
Stalin e Hitler", pubblicata nel 1948 e tradotta in una dozzina di lingue.
In italiano è disponibile anche il suo libro di ricordi su Milena Jesenská
("Milena, l'amica di Kafka", Adelphi, 1986). Ha scritto un ulteriore
libro autobiografico, relativo al primo dopoguerra: "Freiheit du bist
wieder mein" (1978). In Germania è uscita quest'anno una raccolta dei suoi
principali scritti giornalistici, "Plädoyer für Freiheit und
Menschlickeit" (2000).